sabato 14 agosto 2021

Il mio primo romanzo di Stephen King: 22-11-63

Ogni anno, nel mese di agosto, @fioremanni e @lionmount organizzano una #kingathon, ovvero una maratona di lettura dei libri di Stephen King, autore di cui non ho mai letto nulla perché non amo il genere horror. In poche parole poi non dormirei più per anni.

Quindi possiamo dire che la mia non sarà una vera e propria maratona di lettura, perché non leggerò altri romanzi di King, e questo mi dispiace molto perché scrive benissimo e mi ha tenuto incollata alla lettura per più di 700 pagine. Ma posso comunque considerarlo un piccolo traguardo personale, perché ora anch'io posso dire di aver letto finalmente un romanzo di Stephen King.


22-11-63 infatti non appartiene al genere horror ma è un romanzo di fantascienza, in più parla di un viaggio nel tempo, argomento per cui ho sempre avuto un debole.

Quando si parla di viaggi nel tempo il mio primo pensiero va a Marty McFly e alla DeLorean, più che alla letteratura.

Volendo fare un parallelismo, qui Marty McFly è Jake Epping, un insegnante di inglese di 35 anni che insegna a Lisbon Falls nel Maine.

Jake frequenta la tavola calda di Al Templeton, per i prezzi modici che applica. Infatti il costo della carne alla locanda di Al è talmente basso che a Lisbon Falls si è diffusa la voce che si tratti di carne di gatto. In realtà Al può permettersi di praticare prezzi ridicoli perché si rifornisce nel 1958. Già perché senza bisogno della DeLorean, entra nella dispensa del suo locale e ne esce sul retro, direttamente alle 11:58 di martedì 9 settembre 1958.

Al ha scoperto infatti che nel retro c'è un varco temporale e ha cominciato ad utilizzarlo per "fare la spesa". Ad un certo punto però comincia a capire le potenziali di questa scoperta.

Dopo una permanenza più lunga nel passato, con l'intento di compiere un'impresa particolare, Al ritorna al 2011 visibilmente provato e invecchiato: è malato e non gli resta molto da vivere. Negli anni trascorsi nel "mondo di Allora" ha contratto un cancro ai polmoni che non gli ha permesso di portare a termine il suo compito.

A quel punto decide di svelare l'esistenza del varco temporale a Jake e di affidare a lui la sua missione.

Ovviamente all'inizio Jake non gli crede ma Al lo spinge letteralmente nel passato, dandogli un'idea a grandi linee di ciò che lo aspetta dall'altro lato. Al suo ritorno Jake non riesce a credere a quello che gli è appena successo: ha veramente bevuto una bibita negli anni '50?

La "buca del coniglio", come la chiama Al, permette di tornare sempre alle 11:58 di martedì 9 settembre 1958, e quando si torna indietro, non importa quando lungo sia stato il tempo di permanenza nel passato, sono passati soltanto 2 minuti, ogni volta. E ogni volta che si ritorna nel '58 attraverso il varco, gli effetti del viaggio precedente si azzerano, così almeno dice Al. In pratica Al compra sempre la stessa carne. Ogni volta.

Se tutto ciò sembra difficile da accettare per Jake, rimane sbalordito quando Al gli spiega qual è la missione che vuole affidargli, perché di una vera e propria missione si tratta: Al vuole che Jake vada nel passato e ci resti fino al 22 novembre del '63. Vuole che Jake salvi la vita a J.F.Kennedy.

Ho trovato questo libro bellissimo e mi è spiaciuto che avesse solo 767 pagine, perché ne avrei lette ancora altrettante.



mercoledì 21 luglio 2021

Un delitto avrà luogo... stasera!

Siamo giunti alla tappa di luglio della #ReadChristie2021. Questa volta la lettura doveva comprendere la presenza di un vicario. Per questo ho letto Un delitto avrà luogo, del 1950, una rilettura che ho apprezzato molto, anche se stavolta ahimè ricordavo il colpevole.

La North Benham News and Chipping Cleghorn Gazette, che tutti chiamano più semplicemente Gazette, è la fonte preferita di notizie a Chipping Cleghorn, dove tutti la leggono ogni venerdì.​

E anche quel venerdì, 29 ottobre, la Gazette fa il suo ingresso nelle case di Chipping Cleghorn e la pagina che attira sempre l’attenzione di tutti è quella dei messaggi personali: una Damler del 1935 in vendita, bulbi in offerta, una vecchia credenza, un tagliaerba di seconda mano…..

Questa volta però un annuncio particolare è il centro delle conversazioni mattutine:

Un delitto avrà luogo venerdì 29 ottobre alle 18.30 a Little Paddocks. Si pregano gli amici di voler prendere nota di questo avvertimento che non sarà più ripetuto.

​Little Paddocks, una casa di media grandezza costruita in stile vittoriano del primo periodo, è la residenza della signorina Blacklock, Letitia Blacklock, che vive con l’amica d’infanzia Dora Bunner , i cugini Patrick e Julia Simmons e la pensionante Phillipa Haymes.


​L’annuncio non passa certo inosservato. C’è chi pensa sia un invito a una festa con il “gioco del delitto”, come lo definisce Edmund Swettenham, chi si offende per non essere stato consultato in proposito, come il colonnello Easterbrook, ma che alla fine si fa convincere dalla moglie a partecipare perché “sicuramente la signorina Blacklock conta su di lui per il successo del suo gioco”.

Ci sono poi la signorina Murgatroyd e la sua amica la signorina Hinchliffe, la prima eccitatissima per il mistero che sembra scaturire dall’annuncio, la seconda di carattere opposto, non si pone troppe domande né ha troppe aspettative. Infine il reverendo Harmon e sua moglie, anche loro sorpresi e increduli.

​Ma anche a Little Paddocks l’annuncio sconvolge la colazione mattutina. La signorina Blacklock, leggendo la Gazette, pensa subito si tratti di uno scherzo architettato dal cugino, che però nega risolutamente di aver avuto una parte nella cosa. Insomma, chi ha fatto pubblicare quell’annuncio? La più agitata comunque è Mitzi, la cuoca di Little Paddocks, che minaccia di andarsene seduta stante, ma Letitia Blacklock per fortuna sa come reagire alle mattane di Mitzi.

​Quindi verso le sei di sera gli abitanti di Little Paddocks si ritrovano radunati in salotto in attesa degli ospiti, che senza ombra di dubbio non tarderanno ad arrivare, e in attesa di capire il significato di quell’annuncio.

I vicini come previsto arrivano tutti: la signora Swettenham con il figlio Edmund, il colonnello Easterbrook e consorte, le signorine Murgatroyd e Hinchliffe e la moglie del reverendo Harmon, Cicci. Tutti curiosi, tutti eccitati.

​Alle 18.30 in punto l’attesa viene ripagata: le luci si spengono di colpo e fa il suo ingresso in salotto un uomo mascherato con una torcia che intima ai presenti di alzare le mani. Il divertimento però volge in tragedia quando esplodono dei colpi d’arma da fuoco. Quando finalmente la luce si riaccende, illumina un cadavere: lo sconosciuto è a terra colpito a morte. Accanto a lui una pistola. E Letitia Blacklock ha la camicia coperta di sangue: è ferita ad un orecchio.

​Chi è quest’uomo? Perché si è presentato a Little Paddocks con una pistola? Perché annunciare sul giornale che aveva intenzione di commettere un delitto, cosa che poi non gli è riuscita? Perchè voleva uccidere Letitia Blacklock?

Questo è quello che si chiedono tutti. Sembra proprio che l'uomo abbia sparato con l'intenzione di colpire la signorina Blacklock, e che poi abbia rivolto la pistola contro di sé e abbia fatto fuoco oppure sia inciampato e sia partito un colpo per errore, un errore che gli è costato la vita però.

​Ben presto si scopre che l’uomo, Rudy Scherz, era un impiegato del Royal Spa Hotel di Medenham Wells.

​Incaricato delle indagini è l’ispettore Craddock, della polizia di Middleshire. Ma per un puro colpo di fortuna Miss Marple alloggia proprio al Royal Spa Hotel.

Riuscirà l'anziana signorina a trovare il bandolo della matassa anche questa volta? L'ispettore Craddock, inizialmente diffidente, si dovrà ricredere sul conto di Miss Marple. Sarà un aiuto prezioso per le indagini e riuscirà anche a far confessare il colpevole. Voi avete capito di chi si tratta?



domenica 11 luglio 2021

L'assassinio di mia zia

Circa un mese fa ho fatto un giro al mercatino dell'usato della mia città; da qualche tempo a questa parte si trovano anche libri. Questa volta un banco aveva addirittura un intero scatolone pieno di libri gialli, mezzo nascosto da altre cose.

Mi sono smessa a spulciare e sono tornata a casa con un discreto bottino di romanzi degli anni '30. Fra questi L'assassinio di mia zia di Richard Hull del 1934. Per descriverlo in una parola: SORPRENDENTE!



Richard Hull è una dei più fantasiosi scrittori gialli degli anni '30 e grande maestro dell'inverted detective story, ovvero quei romanzi in cui all'inizio viene descritto il crimine, incluso il colpevole e lo sviluppo della storia consiste nel tentativo del detective di risolvere il mistero. Un esempio che sicuramente abbiamo tutti presente è la serie tv del Tenente Colombo.

L'assassinio di mia zia è il primo romanzo di Richard Hull e rimane il suo capolavoro. Raccontato in prima persona da Edward, un giovane sfaccendato amante delle comodità che vive con la zia, che lui definisce tirannica, si svolge in uno sperduto paesino del Galles.

Edward vorrebbe vivere altrove ma purtroppo dipende economicamente dalla zia che gli passa un mensile per le sue esigenze, ma che non sarebbe sufficiente per affrancarsi dal controllo della zia e trasferirsi.

Mildred, la zia, non manca certo di far notare al nipote le sue mancanze e la sua natura fiacca e svogliata con acute frecciatine che a volte sfociano in veri e propri litigi.

Le loro schermaglie mi hanno riportato alla mente Zia Mame di Patrick Dennis, anche se questa volta l'affetto fra zia e nipote è un lontano ricordo, se mai c'è stato. Infatti Edward, dopo l'ennesimo tiro mancino giocatogli dalla zia, decide che la misura è colma: la zia deve morire.

Seguiamo quindi il giovane nell'impresa di eliminare sua zia. Dapprima prova con un incidente automobilistico, ma chi ne fa le spese è il suo povero pechinese So-So, mentre la zia ne esce quasi illesa.

Tenta poi di incendiare la casa, premurandosi di essere a miglia di distanza allo scoppio dell'incendio. Ma anche questa volta il piano di Edward non sortisce il risultato sperato e al ritorno a casa trova la zia più in salute di come l'aveva lasciata.

La situazione comincia a diventare antipatica, possibile che vada sempre tutto storto? Quindi Edward comincia a pensare al veleno: sarà la volta buona? Riuscirà a liberarsi della zia? Attenzione, perché il colpo di scena è dietro l'angolo.

Avete mai letto nulla di Richard Hull? Cosa ne pensate?


martedì 29 giugno 2021

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Blackheath House sta per svolgersi una festa, per la precisione un ballo in maschera. La famiglia Hardcastle ha invitato una serie di ospiti nella dimora di campagna per festeggiare il ritorno della figlia Evelyn da Parigi.

Peccato che la data scelta per questo rendez vous sia il diciannovesimo anniversario della morte del secondogenito Thomas, morto assassinato, e che vengano invitati esattamente le stesse persone presenti il giorno della tragedia (servitù compresa). Non sembra affatto essere una mera coincidenza.


Le sette morti di Evelyn Hardcastle, opera d'esordio di Stuart Turton, edita per l'Italia da Neri Pozza, mi ha attirato per la splendida copertina e per l'enigmatico titolo, quindi non mi sono soffermata più di tanto sulla trama.

Così quando ho visto che @leggere_causa_liberta stava organizzando il gdl #ospitiaBlackheathhouse ho deciso di unirmi al gruppo di lettura.

Il romanzo inizia in una foresta all'alba. Un uomo in smoking, ferito, si sveglia e non ricorda nulla, non riconosce nemmeno le sue mani. Tutto attorno alberi. Fa freddo, l'uomo trema e decide di camminare, almeno per scaldarsi. Si guarda attorno, non sa dove si trova né perché. L'unica cosa che ricorda è un nome: Anna. Forse è per lei che si trova in mezzo a una foresta, in una mattina gelida, con addosso uno smoking. All'improvviso sente delle voci, sente la voce di una donna che sta scappando inseguita da qualcuno; quindi sente uno sparo. 

Pensa che la donna sia Anna e crede che sia stata uccisa quindi comincia disperatamente a cercarla correndo come un pazzo fra gli alberi quando uno sconosciuto gli consegna una bussola e gli indica la via. Se seguirà le sue indicazioni, lo sconosciuto, dopo aver ucciso la donna, diventerà anche il suo carnefice?

Ammetto che arrivata a questo punto mi sono chiesta se proseguire o meno la lettura: mi sembrava un romanzo troppo lontano dai miei gusti, più vicino ai moderni thriller ansiogeni che ai gialli classici del periodo d'oro. Ma per fortuna ho continuato a leggere.

Questo libro mi ha letteralmente conquistata. I primi capitoli sono stati particolarmente ostici, tant'è che ho cominciato ad annotarmi i nomi e gli avvenimenti principali di ogni capitolo per non perdere il filo e soprattutto perché mi sembrava di non capire nulla. Ma poi procedendo con la lettura le cose hanno cominciato a dare forma a un rompicapo degno di Agatha Christie, ma con una nota fantastica che è tipica di J.K.Rowling.

Per non rovinare la lettura a chi non l'ha ancora letto non voglio dire della trama più di quello che si può trovare online.

Vi posso dire che questo romanzo è un vero rebus. Durante la festa Evelyn verrà uccisa con un colpo di pistola al ventre. La storia quindi sembra ripetersi, un altro omicidio, proprio come diciannove anni prima. Ma Evelyn non morirà una volta sola

L'uomo che si risveglia nella foresta è Aiden Bishop che dovrà scoprire chi è l'assassino di Evelyn e ha 7 giorni per farlo, 7 giorni che passerà nel corpo di 7 persone diverse. Rivivrà infatti la stessa giornata "interpretando" diversi personaggi e cercando ogni volta di avvicinarsi un po' di più alla verità. Ce la farà? E chi è Anna?

In reltà questa è solo uno dei livelli della storia, perchè giorno dopo giorno Aiden scoprirà che forse c'é anche un'altra chiave di lettura di tutta la vicenda e comincerà a capire che l'esito della sua missione non gli permetterà di salvare solo Evelyn, ma anche il suo destino è legato a filo doppio a questo assassinio.

Il mio consiglio non può che essere: leggetelo! Ne vale veramente la pena. L'autore ha creato un enigma molto complesso che tiene col fiato sospeso fino alla fine.



sabato 26 giugno 2021

Nemesi

Qualche tempo fa ho scoperto l'esistenza di un libro del 2017, edito da Primula Editore, scritto da Maurizio Merlo e Attilia Vicini, intitolato C'è un cadavere tra i fiori. Il verde nel giallo (I giardini in Agatha Christie).

Mi sono subito fatta prendere dall'entusiasmo, come mi capita sempre quando scopro qualche libro che parla della regina del giallo che ancora non conosco.

In realtà però devo ammettere che sono rimasta un po' delusa da questa lettura perché mi aspettavo uno studio molto più approfondito delle opere della Christie che rivelasse nuove chiavi di lettura per il ruolo del giardino nelle sue opere o, se non nuove, almeno un po' più articolate.

L'idea di partenza in effetti è ottima. Si tratta di un libretto diviso in capitoli in base alla classificazione dei giardini comparsi nell'opera della scrittrice: il giardino come movente, il giardino come luogo del delitto, il giardino del ricordo, il giardino e l'infanzia e così via.


Le premesse ci sono tutte, ma la maniera in cui questi argomenti sono stati trattati mi ha lasciato perplessa. Speravo ne venisse fatta un'argomentazione approfondita, mentre invece ho trovato un elenco di brani estrapolati dai romanzi con un breve commento degli autori che però, a mio parere, sono troppo scarni. Sarebbe stata interessante una trattazione molto più articolata, mentre qui è stata solo scalfita la superficie di un argomento che avrebbe ancora molto da dirci.

Avendo letto quasi tutti i romanzi di Agatha Christie, se penso a quelli in cui il giardino svolge un ruolo importante il mio primo pensiero va automaticamente a Miss Marple e al suo giardino a St. Mary Mead, senza soffermarmi su un titolo in particolare. Se devo pensare invece a un romanzo nello specifico, il mio pensiero va a Poirot che passeggia nel giardino progettato e curato da un pazzo in Poirot e la strage degli innocenti.

Per la tappa di Giugno della #ReadChristie2021 ho comunque scelto Miss Marple ma non il suo giardino.

Ho riletto da poco Miss Marple nei Caraibi per il #goldenwpmengdl organizzato da @sfogliarsi, dove l'arzilla vecchietta fa la conoscenza di Jason Rafiel, un ricco e malandato uomo d'affari con il quale risolverà un delitto.

Mi è sembrato naturale quindi proseguire con Miss Marple: Nemesi, che possiamo considerare il "seguito" di Miss Marple nei Caraibi.

Miss Marple non ha più modo di incontrare il signor Rafiel dopo l'avventura nei Caraibi, anche se lui conserva fino alla fine un ricordo della donna quando le apparve di notte avvolta in un foulard rosa usando la parola Nemesi per descrivere se stessa.

Quindi quando, più di un anno dopo questi avvenimenti, le capita di leggere il nome Rafiel fra i necrologi non ricorda subito perché il nome le sia famigliare. A breve però l'avventura tropicale le torna alla mente ma rimane comunque sorpresa quando viene convocata a Londra nello studio legale degli esecutori testamentari di Jason Rafiel.

Pensa che potrebbe averle lasciato dei libri di floricoltura conoscendo la sua passione per il giardinaggio, oppure una spilla appartenuta ad una vecchia zia. Non può certo immaginare cosa la aspetta.

Il signor Rafiel infatti le ha lasciato un compito da portare a termine, deve fare delle indagini su un omicidio e se riuscirà a far luce sul delitto le verrà consegnata una somma ragguardevole.

Già, un delitto. Ma quale delitto? Le informazioni finiscono qui, il resto a tempo debito. Un po' poco per prendere una decisione, ma Miss Marple decide comunque di accettare.

Inizialmente comincia a svolgere le prime indagini alla cieca, organizzando anche un incontro "fortuito" con la ex-segretaria del signor Rafiel, anch'ella conosciuta durante il soggiorno caraibico.

Ma a metterla sulla strada giusta sarà lo stesso signor Rafiel con una lettera in cui le comunica di aver predisposto tutto per un nuovo viaggio, questa volta in patria. Si tratta di un Tour della "Famous Houses and Gardens of Great Britain" in cui si farà visita a giardini e ville d'Inghilterra degni di interesse.

Dunque Miss Marple prepara la valigia e si appresta a partire per una nuova avventura.

Il libro mi è piaciuto molto, apprezzo quando vengono fatti riferimenti a fatti o personaggi già incontrati in precedenti romanzi. Mi piace il senso di continuità che ne deriva e trovo che questo caratterizzi meglio i personaggi.

E voi invece? Gradite questi collegamenti o preferite i romanzi del tutto autoconclusivi?


domenica 13 giugno 2021

Miss Marple nei Caraibi

Oggi torniamo a dedicarci ad Agatha Christie e questa volta accompagniamo Miss Marple nientemeno che al sole dei Caraibi.

Di solito è Poirot che è più avvezzo alle avventure all'estero, ma questa volta il premuroso nipote di Miss Marple le ha regalato una vacanza ai Caraibi, sull'isola di St. Honoré, quindi prepariamo il cappello di paglia. 



L'alloggio al Golden Palm Tree Hotel è molto confortevole, il clima è caldo e asciutto, il mare incantevole, ma non succede mai nulla. Miss Marple non ha altre preoccupazioni che decidere se sistemarsi con il suo lavoro a maglia sulla spiaggia o sulla terrazza dell'hotel.

Fra gli ospiti dell'albergo c'è il Maggiore Palgrave, che racconta sempre le stesse storie e tutti cercano di evitarlo; l'unica che sembra mostrargli un po' di attenzione è proprio Miss Marple.


Ma anche lei si accorgerà che forse non gliene ha prestata a sufficienza quando, dopo averle chiesto se volesse vedere l'istantanea di un assassino ed aver cambiato bruscamente argomento avendo visto qualcuno alle spalle di Miss Marple, muore improvvisamente quella notte stessa.


Ma per Miss Marple le coincidenze sono piuttosto difficili da accettare, soprattutto quando la morte del Maggiore Palgrave viene archiviata come accidentale per aver ingerito una dose troppo elevata di un medicinale per l'ipertensione.


Ma il Maggiore soffriva davvero di ipertensione? Pare di si, a detta di tutti, ma nessuno l'ha saputo direttamente dal maggiore stesso. Sarà vero?


In questa indagine esotica Miss Marple si avvale dell'aiuto del bisbetico Mr Rafiel, un vecchio miliardario semiparalizzato, ospite dell'albergo con il suo entourage, la signora Walters, sua segretaria e Jackson, suo massaggiatore e tuttofare.


Miss Marple e Mr Rafiel saranno un'ottima accoppiata di investigatori e alla fine la verità trionferà

Avete letto questo romanzo di Agatha Christie? Preferite Miss Marple a St. Mary Mead o in trasferta?

 

sabato 12 giugno 2021

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Oggi voglio parlarvi di L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

Inizialmente sono stata attratta dal titolo, come probabilmente molti di voi. Ma non si tratta di un romanzo come credevo, bensì di un saggio neurologico, scritto dal celebre neurologo Oliver Sacks nel 1985, che raccoglie una serie di casi clinici capitati nel corso della sua carriera.


La struttura dell'opera ricalca la suddivisione dei casi in base alla disfunzione neurologica che li ha causati.

La narrazione è molto scorrevole, quasi una raccolta di racconti, in cui il dottor Sacks descrive il paziente/personaggio di turno in base alla sua personalità e non solo per la malattia che l'ha colpito.

Il libro è diviso in quattro parti. Nella prima, Perdite, Sacks raccoglie i casi di sindromi neurologiche derivate da un deficit funzionale di una regione del cervello. In particolare sono sindromi quasi tutte generate da lesioni dell'emisfero destro del cervello.

Questa è una particolarità in quanto il dottore ci spiega come la neurologia tradizionale si fosse occupata, almeno fino a quel momento, delle lesioni all'emisfero sinistro. Questo perché gli effetti da esse causate sono facilmente dimostrabili, mentre gli effetti delle lesioni all'emisfero destro o "minore" non sono altrettanto distinguibili.

Nella seconda parte, Eccessi, il dottor Sacks ci parla di lesioni, alcune già trattate bel primo capitolo, che anziché portare un deficit di una determinata funzione, generano invece un suo eccesso.

Nella terza parte, Trasporti, il dottore ci parla di patologie con una forte componente psichica; il termine trasporti si riferisce al potere dell'immaginazione e della memoria, che riescono a far rivivere determinate situazioni del passato.

Infine nell'ultima parte, Il mondo dei semplici, Sacks ci parla di quelle persone, per esempio chi soffre di autismo, che hanno un modo tutto loro di interagire con il mondo e che proprio per questo hanno una loro unicità.

A tal proposito, leggendo il caso dei due gemelli, viene da chiedersi fino a che punto sia giusto spingersi per raggiungere quella che forse erroneamente riteniamo essere la normalità.

Il libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a chi è interessato ai disturbi e alle malattie mentali. È molto scorrevole e si legge come una raccolta di racconti. 

Penso che la prossima lettura che farò di questo autore sarà Emicrania.

E voi avete mai letto qualcosa del dottor Sacks?

domenica 6 giugno 2021

Klara e il sole

Non avevo mai letto nulla di Kazuo Ishiguro e quando meno di un mese fa è uscito Klara e il sole mi sono lasciata incuriosire dal fatto che fosse disponibile in tre copertine diverse.

Insomma è stata l'illustrazione in copertina ad attirare la mia attenzione su un autore che avevo sempre ignorato.



Klara è un androide, per la precisione un AA F - amico artificiale femmina - modello B2, che viene venduto normalmente in un negozio apposito.

Nella realtà parallela e distopica in cui è ambientato il romanzo di Ishiguro, i genitori scelgono se potenziare i figli tramite editing genetico, procedura che risulta però essere rischiosa. I bambini non vanno più a scuola ma seguono le lezioni a casa da terminale (particolare questo che non facciamo fatica a immaginare). Non hanno quindi scambi con i coetanei se non durante gli incontri di interazione accuratamente preparati.


I bambini non sono più abituati all'interazione quotidiana con i propri simili e qui entrano in gioco gli AA che hanno quindi il compito di accompagnarli nella crescita, tenergli compagnia, alleviare la solitudine, diventare quindi dei surrogati, degli amici artificiali sempre disponibili fino al momento di andare al college.

Klara è un AA particolare, fin dalla sua vita nel negozio mostra di avere grandi qualità, curiosità per il mondo fuori dal negozio e un grande spirito di osservazione, doti che Direttrice non manca di cogliere.

Klara infatti è molto contenta quando Direttrice assegna a lei e alla sua amica Rosa il turno in vetrina: da lì infatti riesce a vedere quello che succede fuori, la gente sul marciapiede, Mendicante e il suo cane, i bambini che si avvicinano e le parlano attraverso il vetro, e soprattutto il sole, fonte di sostentamento per tutti gli AA.

Ed è proprio durante uno dei turni in vetrina che Klara conosce Josie, una ragazzina di 14 anni che le promette di tornare a prenderla per portarla a casa con lei.

Klara sente un legame con Josie e aspetta il suo ritorno, nonostante Direttrice la metta in guardia sulla volubilità dei bambini. Ma Josie torna, e anche se la madre sembra titubante e fa delle strane domande a Klara, alla fine viene acquistata e diventa la AA di Josie.

A casa di Josie ci sono tante finestre e Klara può seguire il percorso del sole fino al punto in cui va a riposare. Ma arrivano anche momenti bui, perché Josie alle volte non sta bene e quando la situazione si fa più grave sarà Klara ad intervenire per salvare Josie, intercedendo con colui che riconosce come una sorta di divinità e da cui discende tutto il nutrimento, senza tirarsi indietro davanti ad un sacrificio personale.

La storia è narrata dal punto di vista di Klara, col suo sguardo innocente sul mondo. Durante la lettura è molto difficile tenere a mente che Klara in realtà è un robot. La linea di confine fra Klara e l'"essere umano" alle volte diventa così sottile da dare l'impressione che sia tutto capovolto. 

Cos'è che davvero ci rende umani, degni di essere amati? e c'è davvero qualcosa di unico in ognuno di noi oppure siamo solo un insieme di abitudini e comportamenti ripetuti? E non è possibile affezionarsi ad un androide, creato appositamente per replicare il comportamento umano, ma forse anche i sentimenti? 

Un romanzo bellissimo che lascia vari interrogativi aperti, perché l'intento dell'autore non è scrivere un romanzo di fantascienza, ma riflettere sulla condizione umana. E forse la domanda più gettonata mentre si legge il libro è proprio: "Quale sarà il destino di Klara quando Josie andrà al college?"

Secondo me è proprio nell'accenno della sorte degli AA che si capisce la miseria della condizione umana, perché nonostante il progresso tecnologico che porta innovazioni impensabili, l'uomo non riesce a sfruttare fino in fondo queste migliorie e quindi non riesce ad avanzare veramente.

mercoledì 26 maggio 2021

Al Bertram Hotel per l'ora del tè

Come seconda lettura per la tappa di Maggio della #ReadChristie2021 ho letto Miss Marple al Bertram Hotel, scritto nel 1965.

Il tema della tappa di Maggio è il , l'inglesissimo tea delle cinque, e quale luogo migliore per gustare un tradizionale ed impeccabile tè con tartine alla vecchia maniera del Bertram Hotel a Londra, nel cuore del West End?


Nelle sale del rinomato albergo il tè delle cinque è un'istituzione. Appena si prende posto ad un tavolo ecco immediatamente apparire Henry, il maitre del Bertram Hotel, capace di soddisfare ogni richiesta con un contegno che ormai altrove è andato perduto.

Il Bertram, pur essendo dotato di ogni comodità, è rimasto immutato negli anni, almeno apparentemente: sembra una finestra aperta sulla Londra edoardiana.

Ed è proprio qui che Miss Marple decide di passare due settimane di vacanza, per riassaporare i ricordi dei bei tempi andati.

Ben presto però l'arzilla signorina si accorgerà che c'è qualcosa di stonato, una serie di piccole dissonanze. Per esempio la sua vecchia amica, Lady Selina Hazy, scambia più volte degli ospiti dell'albergo per sue vecchie conoscenze. E anche Scotland Yard comincia a sospettare un coinvolgimento del Bertram in una serie di rapine avvenute a Londra e dintorni.

Devo dire che nonostante fosse una rilettura, e quindi dovessi sapere cosa mi aspettasse, sono rimasta un po' delusa. Miss Marple ha una parte troppo ridotta in questa avventura londinese: divide la scena con l'Ispettore Capo Fred Davy di Scotland Yard che di certo non ci fa rimpiangere il nostro vecchio amico Japp.

E voi cosa avete letto, o riletto, per la tappa di Maggio della #Read Christie2021?

sabato 22 maggio 2021

Il raffreddore di Amos Perbacco...etciù!

Io adoro i libri illustrati, ne ho tantissimi e li uso anche come spunto per dipingere sulle mie ceramiche

In particolare ho un debole per i libri per bambini, perché oltre ad avere quasi sempre delle bellissime illustrazioni, ormai hanno anche delle trame molto belle e varie, ben lontane dalle trame che ricordo di quando ero bambina io.

Tempo fa ho acquistato questo libro edito da Babalibri, Il raffreddore di Amos Perbacco, scritto da Philip C. Stead. e illustrato da Erin E. Stead.


Amos Perbacco lavorava in uno zoo e ogni giorno, al suono della sveglia, "dondolava le gambe fuori dal letto" e si preparava per la nuova giornata con i suoi amici animali

Faceva colazione e poi prendeva l'autobus numero 5 che lo portava al lavoro. Allo zoo Amos aveva un sacco da fare: giocava a scacchi con l'elefante, faceva una gara di corsa con la tartaruga, leggeva una storia al gufo. Insomma, di certo non aveva tempo per annoiarsi.

Ma un giorno Amos si svegliò e starnutì: non si sentiva bene, aveva il raffreddore e i brividi e così decise di non andare al lavoro quel giorno.

I suoi amici animali però lo aspettavano come ogni giorno e non vedendolo arrivare, preoccupati, decisero di andare a casa sua, per prendersi cura di lui come Amos faceva con loro ogni giorno.

È un libro molto bello, la storia è molto istruttiva e le illustrazioni sono molto delicate.
Adatto per bambini dai 4 anni di età.

E voi amate i libri illustrati o siete il tipo da romanzo?

sabato 15 maggio 2021

Tornereste nel passato per la durata di un caffè?

Spesso ci si rifugia nella lettura per non pensare, soprattutto in questo momento in cui non possiamo vivere la nostra vita, attraverso i libri viviamo quella degli altri, come ci insegna Umberto Eco:
Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria.​ Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro.

Così in questi giorni, in cui avevo meno voglia del solito di "letture serie" e cercavo un po' di leggerezza, dopo una valutazione che ora mi rendo conto essere stata superficiale, ho deciso di leggere Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi. Dalla trama mi sembrava un romanzo breve, senza troppe pretese, da leggere nel giro di 24h. Mi sbagliavo su tutto.



All'inizio credevo che la mia idea su questo romanzo fosse corretta: in un caffè di Tokyo una giovane coppia si sta lasciando perché lui deve partire per gli Usa per il lavoro dei suoi sogni, uscito dal caffè andrà direttamente all'aeroporto. Lei vorrebbe trattenerlo ma non riesce a dire nulla. Quindi lui parte. 

Classica trama da commediola senza pretese. In seguito lei scopre che in quel caffè è possibile tornare indietro nel tempo e rivivere una situazione passata vissuta proprio lì. Bene, pure quel tocco di assurdo che è perfetto per staccare la mente.

Invece da queste premesse che ritenevo banali, Toshikazu Kawaguchi ha creato una piccola bolla di magia con cui riesce a toccare le corde dell'anima.

Perché la storia è tutt'altro che banale e scontata, anzi pone l'accento sull'importanza del momento e sul tempo che ci è concesso. Certo noi non possiamo sederci in un caffè e tornare indietro nel tempo (per ora, magari un giorno chissà..) ma possiamo far tesoro di quanto imparato con questa lettura e cercare di migliorare il nostro presente e quindi il nostro futuro, migliorando la qualità del nostro tempo, dando importanza al qui e ora.

Vi consiglio questo romanzo non per evadere dalla realtà per un pomeriggio, tanto è il tempo necessario per leggere Finché il caffè è caldo, perché vi terrà veramente incollati alle pagine, ma per vivere un momento di consapevolezza e provare a portarla con voi lungo la strada che state percorrendo.

sabato 8 maggio 2021

Gradite una tazza di tè?

Ed eccoci arrivati alla tappa di Maggio della #readchristie2021una storia in cui il tè è il protagonista.

Ho scelto La parola alla difesa, pubblicato nel 1940, ma non dirò perché ovviamente, per non fare spoiler. Ma possiamo dire che i libri di Agatha Christie si prestano un po' tutti all'argomento della tappa del mese, essendo ambientati spesso in Inghilterra dove, come è risaputo, il tè è un'istituzione al pari della Regina.

Eleanor Carlisle e Roddy Welman, due lontani cugini, stanno per sposarsi, quando ricevono una lettera anonima in cui si insinua il sospetto che qualcuno stia cercando di raggirare l'invalida e vecchia zia, Laura Welman, per sottrarle denaro.

I due giovani, pur dubbiosi sull'autenticità della lettera, decidono di partire per una visita alla zia, della quale si aspettano in futuro di ereditare il patrimonio.

Giunti a Hunterbury Hall, residenza della zia Laura, incontrano Mary Gerrard, figlia del giardiniere della tenuta, con cui i due cugini giocavano da bambini durante i soggiorni presso la zia. Eleanor pensa sia lei la persona a cui fa riferimento la lettera anonima.

Roddy Welman rimane folgorato dalla giovane, che non aveva più rivisto dall'infanzia. Purtroppo dopo breve tempo la zia muore senza lasciare testamento e quindi tutto passa ad Eleanor, sua parente più prossima, la quale dispone un lascito per Mary, come avrebbe sicuramente disposto la zia se fosse rimasta in vita. Questo nonostante l'odio che al momento Eleanor provava per la ragazza, causa della rottura del suo fidanzamento con Roddy Welman.

Ma nel giro di poco anche Mary Gerrard muore avvelenata e i sospetti cadono immediatamente su Eleanor. Ma ecco che interviene Poirot, per intercessione del giovane dottor Peter Lord, medico curante di Laura Welman, innamorato di Eleanor. 

Riuscirà il famoso detective belga a salvare dalla forca Eleanor, o il dottor Lord dovrà rassegnarsi all'idea che la sua amata è un'assassina?

In questo romanzo Poirot interviene un po' tardi rispetto al solito, quindi possiamo dire che non è uno dei miei preferiti, essendo una grande fan del detective (unpopular opinion dato che in molti lo detestano, per prima la sua creatrice).

E voi quale titolo avete scelto per la tappa di Maggio della #readchristie2021? Siete anche voi del club Poirot o avete preferito una storia senza di lui?

domenica 2 maggio 2021

Zia Mame o Zia Nena?

Ho scoperto l'esistenza di Zia Mame leggendone la parodia su Topolino. Sono rimasta così colpita da questo personaggio che sono andata subito alla ricerca dell'originale. 

Zia Mame è la protagonista di un romanzo scritto da Patrick Dennis, alias Edward Tanner III, pubblicato nel 1955.

Il romanzo, opera d'invenzione vagamente ispirata ad alcune vicende della vita dell'autore e alla figura, reale, di sua zia Marion Tanner, narra le peripezie di una ricca ed eccentrica signora newyorkeseMame Dennis, ritratta attraverso una serie di improbabili e comiche imprese che si snodano lungo l'arco di tre decenni, dagli anni del proibizionismo americano ai primi anni cinquanta.

Ogni capitolo costituisce una vicenda a parte, rendendo il libro, più che un romanzo, una raccolta di racconti semi-indipendenti.

Recentemente ho scoperto che esiste anche un seguito, ovvero Intorno al mondo con Zia Mame, pubblicato nel 1958, in cui Patrick racconta alla moglie i suoi viaggi in giro per il mondo con Zia Mame, viaggi che non facevano parte del primo romanzo.


Ho preferito Zia Mame, ma sono entrambi stupendi e il personaggio di Zia Mame è magnifico.

La parodia Disney a fumetti, dove Zia Mame diventa Zia Nena, ideata e disegnata da Blasco Pisapia, ricalca il personaggio in maniera superlativa. La parte di Patrick è interpretata da una piccola ClarabellaDwight Babcockindicato nel testamento di Mr Dennis come custode del patrimonio di famiglia, fino alla maggiore età di Patrick, con il dovere di far sì che Mame non influisca eccessivamente sul bambino con la sua eccentricità, è interpretato da un caprone, che rende già subito visivamente il carattere del personaggio.


Strepitose le illustrazioni che ricalcano l'episodio in cui Zia Mame torna a calcare le scene, nella parte di Lady Iris, in uno spettacolo della sua amica Vera Charles.
Purtroppo Zia Mame rovina lo spettacolo a causa di una sovrabbondanza di braccialetti qui sostituiti da una collana) a cui Vera resta impigliata durante la scena.


Se non avete mai letto Zia Mame vi consiglio di rimediare perché è veramente un personaggio che rimane nei cuori dei lettori. Vi consiglio anche di recuperare la versione a fumetti perché è veramente ben fatta.