martedì 29 giugno 2021

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Blackheath House sta per svolgersi una festa, per la precisione un ballo in maschera. La famiglia Hardcastle ha invitato una serie di ospiti nella dimora di campagna per festeggiare il ritorno della figlia Evelyn da Parigi.

Peccato che la data scelta per questo rendez vous sia il diciannovesimo anniversario della morte del secondogenito Thomas, morto assassinato, e che vengano invitati esattamente le stesse persone presenti il giorno della tragedia (servitù compresa). Non sembra affatto essere una mera coincidenza.


Le sette morti di Evelyn Hardcastle, opera d'esordio di Stuart Turton, edita per l'Italia da Neri Pozza, mi ha attirato per la splendida copertina e per l'enigmatico titolo, quindi non mi sono soffermata più di tanto sulla trama.

Così quando ho visto che @leggere_causa_liberta stava organizzando il gdl #ospitiaBlackheathhouse ho deciso di unirmi al gruppo di lettura.

Il romanzo inizia in una foresta all'alba. Un uomo in smoking, ferito, si sveglia e non ricorda nulla, non riconosce nemmeno le sue mani. Tutto attorno alberi. Fa freddo, l'uomo trema e decide di camminare, almeno per scaldarsi. Si guarda attorno, non sa dove si trova né perché. L'unica cosa che ricorda è un nome: Anna. Forse è per lei che si trova in mezzo a una foresta, in una mattina gelida, con addosso uno smoking. All'improvviso sente delle voci, sente la voce di una donna che sta scappando inseguita da qualcuno; quindi sente uno sparo. 

Pensa che la donna sia Anna e crede che sia stata uccisa quindi comincia disperatamente a cercarla correndo come un pazzo fra gli alberi quando uno sconosciuto gli consegna una bussola e gli indica la via. Se seguirà le sue indicazioni, lo sconosciuto, dopo aver ucciso la donna, diventerà anche il suo carnefice?

Ammetto che arrivata a questo punto mi sono chiesta se proseguire o meno la lettura: mi sembrava un romanzo troppo lontano dai miei gusti, più vicino ai moderni thriller ansiogeni che ai gialli classici del periodo d'oro. Ma per fortuna ho continuato a leggere.

Questo libro mi ha letteralmente conquistata. I primi capitoli sono stati particolarmente ostici, tant'è che ho cominciato ad annotarmi i nomi e gli avvenimenti principali di ogni capitolo per non perdere il filo e soprattutto perché mi sembrava di non capire nulla. Ma poi procedendo con la lettura le cose hanno cominciato a dare forma a un rompicapo degno di Agatha Christie, ma con una nota fantastica che è tipica di J.K.Rowling.

Per non rovinare la lettura a chi non l'ha ancora letto non voglio dire della trama più di quello che si può trovare online.

Vi posso dire che questo romanzo è un vero rebus. Durante la festa Evelyn verrà uccisa con un colpo di pistola al ventre. La storia quindi sembra ripetersi, un altro omicidio, proprio come diciannove anni prima. Ma Evelyn non morirà una volta sola

L'uomo che si risveglia nella foresta è Aiden Bishop che dovrà scoprire chi è l'assassino di Evelyn e ha 7 giorni per farlo, 7 giorni che passerà nel corpo di 7 persone diverse. Rivivrà infatti la stessa giornata "interpretando" diversi personaggi e cercando ogni volta di avvicinarsi un po' di più alla verità. Ce la farà? E chi è Anna?

In reltà questa è solo uno dei livelli della storia, perchè giorno dopo giorno Aiden scoprirà che forse c'é anche un'altra chiave di lettura di tutta la vicenda e comincerà a capire che l'esito della sua missione non gli permetterà di salvare solo Evelyn, ma anche il suo destino è legato a filo doppio a questo assassinio.

Il mio consiglio non può che essere: leggetelo! Ne vale veramente la pena. L'autore ha creato un enigma molto complesso che tiene col fiato sospeso fino alla fine.



sabato 26 giugno 2021

Nemesi

Qualche tempo fa ho scoperto l'esistenza di un libro del 2017, edito da Primula Editore, scritto da Maurizio Merlo e Attilia Vicini, intitolato C'è un cadavere tra i fiori. Il verde nel giallo (I giardini in Agatha Christie).

Mi sono subito fatta prendere dall'entusiasmo, come mi capita sempre quando scopro qualche libro che parla della regina del giallo che ancora non conosco.

In realtà però devo ammettere che sono rimasta un po' delusa da questa lettura perché mi aspettavo uno studio molto più approfondito delle opere della Christie che rivelasse nuove chiavi di lettura per il ruolo del giardino nelle sue opere o, se non nuove, almeno un po' più articolate.

L'idea di partenza in effetti è ottima. Si tratta di un libretto diviso in capitoli in base alla classificazione dei giardini comparsi nell'opera della scrittrice: il giardino come movente, il giardino come luogo del delitto, il giardino del ricordo, il giardino e l'infanzia e così via.


Le premesse ci sono tutte, ma la maniera in cui questi argomenti sono stati trattati mi ha lasciato perplessa. Speravo ne venisse fatta un'argomentazione approfondita, mentre invece ho trovato un elenco di brani estrapolati dai romanzi con un breve commento degli autori che però, a mio parere, sono troppo scarni. Sarebbe stata interessante una trattazione molto più articolata, mentre qui è stata solo scalfita la superficie di un argomento che avrebbe ancora molto da dirci.

Avendo letto quasi tutti i romanzi di Agatha Christie, se penso a quelli in cui il giardino svolge un ruolo importante il mio primo pensiero va automaticamente a Miss Marple e al suo giardino a St. Mary Mead, senza soffermarmi su un titolo in particolare. Se devo pensare invece a un romanzo nello specifico, il mio pensiero va a Poirot che passeggia nel giardino progettato e curato da un pazzo in Poirot e la strage degli innocenti.

Per la tappa di Giugno della #ReadChristie2021 ho comunque scelto Miss Marple ma non il suo giardino.

Ho riletto da poco Miss Marple nei Caraibi per il #goldenwpmengdl organizzato da @sfogliarsi, dove l'arzilla vecchietta fa la conoscenza di Jason Rafiel, un ricco e malandato uomo d'affari con il quale risolverà un delitto.

Mi è sembrato naturale quindi proseguire con Miss Marple: Nemesi, che possiamo considerare il "seguito" di Miss Marple nei Caraibi.

Miss Marple non ha più modo di incontrare il signor Rafiel dopo l'avventura nei Caraibi, anche se lui conserva fino alla fine un ricordo della donna quando le apparve di notte avvolta in un foulard rosa usando la parola Nemesi per descrivere se stessa.

Quindi quando, più di un anno dopo questi avvenimenti, le capita di leggere il nome Rafiel fra i necrologi non ricorda subito perché il nome le sia famigliare. A breve però l'avventura tropicale le torna alla mente ma rimane comunque sorpresa quando viene convocata a Londra nello studio legale degli esecutori testamentari di Jason Rafiel.

Pensa che potrebbe averle lasciato dei libri di floricoltura conoscendo la sua passione per il giardinaggio, oppure una spilla appartenuta ad una vecchia zia. Non può certo immaginare cosa la aspetta.

Il signor Rafiel infatti le ha lasciato un compito da portare a termine, deve fare delle indagini su un omicidio e se riuscirà a far luce sul delitto le verrà consegnata una somma ragguardevole.

Già, un delitto. Ma quale delitto? Le informazioni finiscono qui, il resto a tempo debito. Un po' poco per prendere una decisione, ma Miss Marple decide comunque di accettare.

Inizialmente comincia a svolgere le prime indagini alla cieca, organizzando anche un incontro "fortuito" con la ex-segretaria del signor Rafiel, anch'ella conosciuta durante il soggiorno caraibico.

Ma a metterla sulla strada giusta sarà lo stesso signor Rafiel con una lettera in cui le comunica di aver predisposto tutto per un nuovo viaggio, questa volta in patria. Si tratta di un Tour della "Famous Houses and Gardens of Great Britain" in cui si farà visita a giardini e ville d'Inghilterra degni di interesse.

Dunque Miss Marple prepara la valigia e si appresta a partire per una nuova avventura.

Il libro mi è piaciuto molto, apprezzo quando vengono fatti riferimenti a fatti o personaggi già incontrati in precedenti romanzi. Mi piace il senso di continuità che ne deriva e trovo che questo caratterizzi meglio i personaggi.

E voi invece? Gradite questi collegamenti o preferite i romanzi del tutto autoconclusivi?


domenica 13 giugno 2021

Miss Marple nei Caraibi

Oggi torniamo a dedicarci ad Agatha Christie e questa volta accompagniamo Miss Marple nientemeno che al sole dei Caraibi.

Di solito è Poirot che è più avvezzo alle avventure all'estero, ma questa volta il premuroso nipote di Miss Marple le ha regalato una vacanza ai Caraibi, sull'isola di St. Honoré, quindi prepariamo il cappello di paglia. 



L'alloggio al Golden Palm Tree Hotel è molto confortevole, il clima è caldo e asciutto, il mare incantevole, ma non succede mai nulla. Miss Marple non ha altre preoccupazioni che decidere se sistemarsi con il suo lavoro a maglia sulla spiaggia o sulla terrazza dell'hotel.

Fra gli ospiti dell'albergo c'è il Maggiore Palgrave, che racconta sempre le stesse storie e tutti cercano di evitarlo; l'unica che sembra mostrargli un po' di attenzione è proprio Miss Marple.


Ma anche lei si accorgerà che forse non gliene ha prestata a sufficienza quando, dopo averle chiesto se volesse vedere l'istantanea di un assassino ed aver cambiato bruscamente argomento avendo visto qualcuno alle spalle di Miss Marple, muore improvvisamente quella notte stessa.


Ma per Miss Marple le coincidenze sono piuttosto difficili da accettare, soprattutto quando la morte del Maggiore Palgrave viene archiviata come accidentale per aver ingerito una dose troppo elevata di un medicinale per l'ipertensione.


Ma il Maggiore soffriva davvero di ipertensione? Pare di si, a detta di tutti, ma nessuno l'ha saputo direttamente dal maggiore stesso. Sarà vero?


In questa indagine esotica Miss Marple si avvale dell'aiuto del bisbetico Mr Rafiel, un vecchio miliardario semiparalizzato, ospite dell'albergo con il suo entourage, la signora Walters, sua segretaria e Jackson, suo massaggiatore e tuttofare.


Miss Marple e Mr Rafiel saranno un'ottima accoppiata di investigatori e alla fine la verità trionferà

Avete letto questo romanzo di Agatha Christie? Preferite Miss Marple a St. Mary Mead o in trasferta?

 

sabato 12 giugno 2021

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Oggi voglio parlarvi di L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

Inizialmente sono stata attratta dal titolo, come probabilmente molti di voi. Ma non si tratta di un romanzo come credevo, bensì di un saggio neurologico, scritto dal celebre neurologo Oliver Sacks nel 1985, che raccoglie una serie di casi clinici capitati nel corso della sua carriera.


La struttura dell'opera ricalca la suddivisione dei casi in base alla disfunzione neurologica che li ha causati.

La narrazione è molto scorrevole, quasi una raccolta di racconti, in cui il dottor Sacks descrive il paziente/personaggio di turno in base alla sua personalità e non solo per la malattia che l'ha colpito.

Il libro è diviso in quattro parti. Nella prima, Perdite, Sacks raccoglie i casi di sindromi neurologiche derivate da un deficit funzionale di una regione del cervello. In particolare sono sindromi quasi tutte generate da lesioni dell'emisfero destro del cervello.

Questa è una particolarità in quanto il dottore ci spiega come la neurologia tradizionale si fosse occupata, almeno fino a quel momento, delle lesioni all'emisfero sinistro. Questo perché gli effetti da esse causate sono facilmente dimostrabili, mentre gli effetti delle lesioni all'emisfero destro o "minore" non sono altrettanto distinguibili.

Nella seconda parte, Eccessi, il dottor Sacks ci parla di lesioni, alcune già trattate bel primo capitolo, che anziché portare un deficit di una determinata funzione, generano invece un suo eccesso.

Nella terza parte, Trasporti, il dottore ci parla di patologie con una forte componente psichica; il termine trasporti si riferisce al potere dell'immaginazione e della memoria, che riescono a far rivivere determinate situazioni del passato.

Infine nell'ultima parte, Il mondo dei semplici, Sacks ci parla di quelle persone, per esempio chi soffre di autismo, che hanno un modo tutto loro di interagire con il mondo e che proprio per questo hanno una loro unicità.

A tal proposito, leggendo il caso dei due gemelli, viene da chiedersi fino a che punto sia giusto spingersi per raggiungere quella che forse erroneamente riteniamo essere la normalità.

Il libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a chi è interessato ai disturbi e alle malattie mentali. È molto scorrevole e si legge come una raccolta di racconti. 

Penso che la prossima lettura che farò di questo autore sarà Emicrania.

E voi avete mai letto qualcosa del dottor Sacks?

domenica 6 giugno 2021

Klara e il sole

Non avevo mai letto nulla di Kazuo Ishiguro e quando meno di un mese fa è uscito Klara e il sole mi sono lasciata incuriosire dal fatto che fosse disponibile in tre copertine diverse.

Insomma è stata l'illustrazione in copertina ad attirare la mia attenzione su un autore che avevo sempre ignorato.



Klara è un androide, per la precisione un AA F - amico artificiale femmina - modello B2, che viene venduto normalmente in un negozio apposito.

Nella realtà parallela e distopica in cui è ambientato il romanzo di Ishiguro, i genitori scelgono se potenziare i figli tramite editing genetico, procedura che risulta però essere rischiosa. I bambini non vanno più a scuola ma seguono le lezioni a casa da terminale (particolare questo che non facciamo fatica a immaginare). Non hanno quindi scambi con i coetanei se non durante gli incontri di interazione accuratamente preparati.


I bambini non sono più abituati all'interazione quotidiana con i propri simili e qui entrano in gioco gli AA che hanno quindi il compito di accompagnarli nella crescita, tenergli compagnia, alleviare la solitudine, diventare quindi dei surrogati, degli amici artificiali sempre disponibili fino al momento di andare al college.

Klara è un AA particolare, fin dalla sua vita nel negozio mostra di avere grandi qualità, curiosità per il mondo fuori dal negozio e un grande spirito di osservazione, doti che Direttrice non manca di cogliere.

Klara infatti è molto contenta quando Direttrice assegna a lei e alla sua amica Rosa il turno in vetrina: da lì infatti riesce a vedere quello che succede fuori, la gente sul marciapiede, Mendicante e il suo cane, i bambini che si avvicinano e le parlano attraverso il vetro, e soprattutto il sole, fonte di sostentamento per tutti gli AA.

Ed è proprio durante uno dei turni in vetrina che Klara conosce Josie, una ragazzina di 14 anni che le promette di tornare a prenderla per portarla a casa con lei.

Klara sente un legame con Josie e aspetta il suo ritorno, nonostante Direttrice la metta in guardia sulla volubilità dei bambini. Ma Josie torna, e anche se la madre sembra titubante e fa delle strane domande a Klara, alla fine viene acquistata e diventa la AA di Josie.

A casa di Josie ci sono tante finestre e Klara può seguire il percorso del sole fino al punto in cui va a riposare. Ma arrivano anche momenti bui, perché Josie alle volte non sta bene e quando la situazione si fa più grave sarà Klara ad intervenire per salvare Josie, intercedendo con colui che riconosce come una sorta di divinità e da cui discende tutto il nutrimento, senza tirarsi indietro davanti ad un sacrificio personale.

La storia è narrata dal punto di vista di Klara, col suo sguardo innocente sul mondo. Durante la lettura è molto difficile tenere a mente che Klara in realtà è un robot. La linea di confine fra Klara e l'"essere umano" alle volte diventa così sottile da dare l'impressione che sia tutto capovolto. 

Cos'è che davvero ci rende umani, degni di essere amati? e c'è davvero qualcosa di unico in ognuno di noi oppure siamo solo un insieme di abitudini e comportamenti ripetuti? E non è possibile affezionarsi ad un androide, creato appositamente per replicare il comportamento umano, ma forse anche i sentimenti? 

Un romanzo bellissimo che lascia vari interrogativi aperti, perché l'intento dell'autore non è scrivere un romanzo di fantascienza, ma riflettere sulla condizione umana. E forse la domanda più gettonata mentre si legge il libro è proprio: "Quale sarà il destino di Klara quando Josie andrà al college?"

Secondo me è proprio nell'accenno della sorte degli AA che si capisce la miseria della condizione umana, perché nonostante il progresso tecnologico che porta innovazioni impensabili, l'uomo non riesce a sfruttare fino in fondo queste migliorie e quindi non riesce ad avanzare veramente.

mercoledì 26 maggio 2021

Al Bertram Hotel per l'ora del tè

Come seconda lettura per la tappa di Maggio della #ReadChristie2021 ho letto Miss Marple al Bertram Hotel, scritto nel 1965.

Il tema della tappa di Maggio è il , l'inglesissimo tea delle cinque, e quale luogo migliore per gustare un tradizionale ed impeccabile tè con tartine alla vecchia maniera del Bertram Hotel a Londra, nel cuore del West End?


Nelle sale del rinomato albergo il tè delle cinque è un'istituzione. Appena si prende posto ad un tavolo ecco immediatamente apparire Henry, il maitre del Bertram Hotel, capace di soddisfare ogni richiesta con un contegno che ormai altrove è andato perduto.

Il Bertram, pur essendo dotato di ogni comodità, è rimasto immutato negli anni, almeno apparentemente: sembra una finestra aperta sulla Londra edoardiana.

Ed è proprio qui che Miss Marple decide di passare due settimane di vacanza, per riassaporare i ricordi dei bei tempi andati.

Ben presto però l'arzilla signorina si accorgerà che c'è qualcosa di stonato, una serie di piccole dissonanze. Per esempio la sua vecchia amica, Lady Selina Hazy, scambia più volte degli ospiti dell'albergo per sue vecchie conoscenze. E anche Scotland Yard comincia a sospettare un coinvolgimento del Bertram in una serie di rapine avvenute a Londra e dintorni.

Devo dire che nonostante fosse una rilettura, e quindi dovessi sapere cosa mi aspettasse, sono rimasta un po' delusa. Miss Marple ha una parte troppo ridotta in questa avventura londinese: divide la scena con l'Ispettore Capo Fred Davy di Scotland Yard che di certo non ci fa rimpiangere il nostro vecchio amico Japp.

E voi cosa avete letto, o riletto, per la tappa di Maggio della #Read Christie2021?

sabato 22 maggio 2021

Il raffreddore di Amos Perbacco...etciù!

Io adoro i libri illustrati, ne ho tantissimi e li uso anche come spunto per dipingere sulle mie ceramiche

In particolare ho un debole per i libri per bambini, perché oltre ad avere quasi sempre delle bellissime illustrazioni, ormai hanno anche delle trame molto belle e varie, ben lontane dalle trame che ricordo di quando ero bambina io.

Tempo fa ho acquistato questo libro edito da Babalibri, Il raffreddore di Amos Perbacco, scritto da Philip C. Stead. e illustrato da Erin E. Stead.


Amos Perbacco lavorava in uno zoo e ogni giorno, al suono della sveglia, "dondolava le gambe fuori dal letto" e si preparava per la nuova giornata con i suoi amici animali

Faceva colazione e poi prendeva l'autobus numero 5 che lo portava al lavoro. Allo zoo Amos aveva un sacco da fare: giocava a scacchi con l'elefante, faceva una gara di corsa con la tartaruga, leggeva una storia al gufo. Insomma, di certo non aveva tempo per annoiarsi.

Ma un giorno Amos si svegliò e starnutì: non si sentiva bene, aveva il raffreddore e i brividi e così decise di non andare al lavoro quel giorno.

I suoi amici animali però lo aspettavano come ogni giorno e non vedendolo arrivare, preoccupati, decisero di andare a casa sua, per prendersi cura di lui come Amos faceva con loro ogni giorno.

È un libro molto bello, la storia è molto istruttiva e le illustrazioni sono molto delicate.
Adatto per bambini dai 4 anni di età.

E voi amate i libri illustrati o siete il tipo da romanzo?

sabato 15 maggio 2021

Tornereste nel passato per la durata di un caffè?

Spesso ci si rifugia nella lettura per non pensare, soprattutto in questo momento in cui non possiamo vivere la nostra vita, attraverso i libri viviamo quella degli altri, come ci insegna Umberto Eco:
Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria.​ Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro.

Così in questi giorni, in cui avevo meno voglia del solito di "letture serie" e cercavo un po' di leggerezza, dopo una valutazione che ora mi rendo conto essere stata superficiale, ho deciso di leggere Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi. Dalla trama mi sembrava un romanzo breve, senza troppe pretese, da leggere nel giro di 24h. Mi sbagliavo su tutto.



All'inizio credevo che la mia idea su questo romanzo fosse corretta: in un caffè di Tokyo una giovane coppia si sta lasciando perché lui deve partire per gli Usa per il lavoro dei suoi sogni, uscito dal caffè andrà direttamente all'aeroporto. Lei vorrebbe trattenerlo ma non riesce a dire nulla. Quindi lui parte. 

Classica trama da commediola senza pretese. In seguito lei scopre che in quel caffè è possibile tornare indietro nel tempo e rivivere una situazione passata vissuta proprio lì. Bene, pure quel tocco di assurdo che è perfetto per staccare la mente.

Invece da queste premesse che ritenevo banali, Toshikazu Kawaguchi ha creato una piccola bolla di magia con cui riesce a toccare le corde dell'anima.

Perché la storia è tutt'altro che banale e scontata, anzi pone l'accento sull'importanza del momento e sul tempo che ci è concesso. Certo noi non possiamo sederci in un caffè e tornare indietro nel tempo (per ora, magari un giorno chissà..) ma possiamo far tesoro di quanto imparato con questa lettura e cercare di migliorare il nostro presente e quindi il nostro futuro, migliorando la qualità del nostro tempo, dando importanza al qui e ora.

Vi consiglio questo romanzo non per evadere dalla realtà per un pomeriggio, tanto è il tempo necessario per leggere Finché il caffè è caldo, perché vi terrà veramente incollati alle pagine, ma per vivere un momento di consapevolezza e provare a portarla con voi lungo la strada che state percorrendo.

sabato 8 maggio 2021

Gradite una tazza di tè?

Ed eccoci arrivati alla tappa di Maggio della #readchristie2021una storia in cui il tè è il protagonista.

Ho scelto La parola alla difesa, pubblicato nel 1940, ma non dirò perché ovviamente, per non fare spoiler. Ma possiamo dire che i libri di Agatha Christie si prestano un po' tutti all'argomento della tappa del mese, essendo ambientati spesso in Inghilterra dove, come è risaputo, il tè è un'istituzione al pari della Regina.

Eleanor Carlisle e Roddy Welman, due lontani cugini, stanno per sposarsi, quando ricevono una lettera anonima in cui si insinua il sospetto che qualcuno stia cercando di raggirare l'invalida e vecchia zia, Laura Welman, per sottrarle denaro.

I due giovani, pur dubbiosi sull'autenticità della lettera, decidono di partire per una visita alla zia, della quale si aspettano in futuro di ereditare il patrimonio.

Giunti a Hunterbury Hall, residenza della zia Laura, incontrano Mary Gerrard, figlia del giardiniere della tenuta, con cui i due cugini giocavano da bambini durante i soggiorni presso la zia. Eleanor pensa sia lei la persona a cui fa riferimento la lettera anonima.

Roddy Welman rimane folgorato dalla giovane, che non aveva più rivisto dall'infanzia. Purtroppo dopo breve tempo la zia muore senza lasciare testamento e quindi tutto passa ad Eleanor, sua parente più prossima, la quale dispone un lascito per Mary, come avrebbe sicuramente disposto la zia se fosse rimasta in vita. Questo nonostante l'odio che al momento Eleanor provava per la ragazza, causa della rottura del suo fidanzamento con Roddy Welman.

Ma nel giro di poco anche Mary Gerrard muore avvelenata e i sospetti cadono immediatamente su Eleanor. Ma ecco che interviene Poirot, per intercessione del giovane dottor Peter Lord, medico curante di Laura Welman, innamorato di Eleanor. 

Riuscirà il famoso detective belga a salvare dalla forca Eleanor, o il dottor Lord dovrà rassegnarsi all'idea che la sua amata è un'assassina?

In questo romanzo Poirot interviene un po' tardi rispetto al solito, quindi possiamo dire che non è uno dei miei preferiti, essendo una grande fan del detective (unpopular opinion dato che in molti lo detestano, per prima la sua creatrice).

E voi quale titolo avete scelto per la tappa di Maggio della #readchristie2021? Siete anche voi del club Poirot o avete preferito una storia senza di lui?

domenica 2 maggio 2021

Zia Mame o Zia Nena?

Ho scoperto l'esistenza di Zia Mame leggendone la parodia su Topolino. Sono rimasta così colpita da questo personaggio che sono andata subito alla ricerca dell'originale. 

Zia Mame è la protagonista di un romanzo scritto da Patrick Dennis, alias Edward Tanner III, pubblicato nel 1955.

Il romanzo, opera d'invenzione vagamente ispirata ad alcune vicende della vita dell'autore e alla figura, reale, di sua zia Marion Tanner, narra le peripezie di una ricca ed eccentrica signora newyorkeseMame Dennis, ritratta attraverso una serie di improbabili e comiche imprese che si snodano lungo l'arco di tre decenni, dagli anni del proibizionismo americano ai primi anni cinquanta.

Ogni capitolo costituisce una vicenda a parte, rendendo il libro, più che un romanzo, una raccolta di racconti semi-indipendenti.

Recentemente ho scoperto che esiste anche un seguito, ovvero Intorno al mondo con Zia Mame, pubblicato nel 1958, in cui Patrick racconta alla moglie i suoi viaggi in giro per il mondo con Zia Mame, viaggi che non facevano parte del primo romanzo.


Ho preferito Zia Mame, ma sono entrambi stupendi e il personaggio di Zia Mame è magnifico.

La parodia Disney a fumetti, dove Zia Mame diventa Zia Nena, ideata e disegnata da Blasco Pisapia, ricalca il personaggio in maniera superlativa. La parte di Patrick è interpretata da una piccola ClarabellaDwight Babcockindicato nel testamento di Mr Dennis come custode del patrimonio di famiglia, fino alla maggiore età di Patrick, con il dovere di far sì che Mame non influisca eccessivamente sul bambino con la sua eccentricità, è interpretato da un caprone, che rende già subito visivamente il carattere del personaggio.


Strepitose le illustrazioni che ricalcano l'episodio in cui Zia Mame torna a calcare le scene, nella parte di Lady Iris, in uno spettacolo della sua amica Vera Charles.
Purtroppo Zia Mame rovina lo spettacolo a causa di una sovrabbondanza di braccialetti qui sostituiti da una collana) a cui Vera resta impigliata durante la scena.


Se non avete mai letto Zia Mame vi consiglio di rimediare perché è veramente un personaggio che rimane nei cuori dei lettori. Vi consiglio anche di recuperare la versione a fumetti perché è veramente ben fatta.






sabato 24 aprile 2021

Anche i reali... leggono

Ho appena letto il breve romanzo La sovrana lettrice di Alan Bennett, un romanzo insolito perché la protagonista è proprio la Regina Elisabetta II.


Il romanzo comincia quando la Regina, seguendo l'abbaiare dei cani, scopre, in uno dei cortili del Palazzo, la biblioteca circolante del distretto di Westminster. Si tratta di un furgone che passa di lì tutti i mercoledì, come dice Hutchings, l'autista-bibliotecario, a Sua Maestà, dove si possono prendere in prestito dei libri.

Ed è proprio quello che fa anche Elisabetta, che, salita sul furgone per scusarsi del baccano fatto dai cani, si sente quasi in dovere di prendere in prestito un libro

Ed è proprio così che la Regina comincia ad appassionarsi alla lettura, si rende conto di aver perso un sacco di tempo prezioso e tenta di recuperare leggendo in ogni momento libero.

Purtroppo questa nuova passione di Sua Maestà non è vista di buon occhio dal suo entourage, che fa di tutto per ostacolarla. Ovviamente lei non si perde d'animo e continua a portare avanti la lettura fino ad arrivare al colpo si scena finale.

Il romanzo mi è piaciuto, soprattutto per la protagonista d'eccezione. Voi l'avete letto?

Stavo pensando di leggere qualcosa sulla vita della Regina Elisabetta II, con cosa mi consigliate di iniziare?

lunedì 19 aprile 2021

Ma chi è Evans?

Anche questo mese ho letto un secondo romanzo per la #ReadChristie2021.

Quindi per Aprile ho scelto ancora una storia ambientata prima della Seconda guerra mondiale (pubblicata prima del 1939): Perché non l'hanno chiesto a Evans? del 1934.



Questa volta quindi la scelta è ricaduta su un romanzo senza i classici protagonisti, Poirot o Miss Marple. 

Bobby Jones, figlio del vicario di Marchbolt, in Galles, mentre sta giocando a golf con il dottor Thomas, si imbatte in un uomo morente, appena caduto da una scogliera. Mentre il dottore si allontana in cerca di aiuto, Bobby rimane con lo sconosciuto che, dopo aver mormorato "Perché non l'hanno chiesto a Evans?", muore. Bobby si accorge che dalla tasca gli spunta una fotografia che ritrae una donna.

Ma  l'attesa dei soccorsi si protrae e Bobby ha promesso al vicario di suonare l'organo alla funzione delle 6, e di certo il vicario non è un uomo che ama le defezioni all'ultimo momento, nemmeno per un buon motivo come tener compagnia ad un uomo in fin di vita.

Così Bobby coglie al volo l'arrivo sul luogo dell'incidente di un certo Roger Bassington-ffrench, che si offre di dare una mano, e lascia lo sconosciuto in sua compagnia.

All'inchiesta lo sconosciuto viene identificato come Alex Pritchard, grazie alla fotografia che aveva in tasca, che ritrae la sorella, e la vicenda viene archiviata come un incidente.

Ma ovviamente non è tutto così semplice come appare e di lì a poco Bobby viene avvelenato con sei grani di morfina messi nella sua birra. Fortunatamente si salva ma sarà davvero opera di un pazzo come sostiene la polizia? Lady Frances Derwent, "Frankie", una vecchia amica di Bobby non la pensa così e insieme a Bobby comincerà ad investigare.

Alla fine ogni cosa sarà spiegata e finalmente sapremo la cosa più importante, e cioè chi è Evans.

E voi avete finito la lettura per la tappa di Aprile? Cosa avete letto?

domenica 11 aprile 2021

Chi ha ucciso davvero Roger Ackroyd?

Eccomi puntuale per una nuova tappa della Read Christie.

Per la tappa di Aprile (una storia ambientata prima della Seconda guerra mondiale, pubblicata prima del 1939) ho scelto di rileggere  L'assassinio di Roger Ackroyd, del 1926.




Il terzo romanzo con Poirot è ambientato nel paesino inglese di King's Abbot. Il nostro ispettore belga, ritiratosi dal lavoro e dedito alla coltivazione delle zucche, ritorna a investigare quando Roger Ackroyd, illustre cittadino del villaggio, viene assassinato nel suo studio, accoltellato con un pugnale.

L'omicidio avviene dopo una cena a casa di Ackroyd, a cui sono presenti la signora Ackroyd, cognata di Roger, Flora Ackroyd, nipote di Roger e figlia della signora Ackroyd, il Maggiore Hector Blunt,  amico di Roger, Geoffrey Raymond, segretario di Roger e James Sheppard, il medico del villaggio, oltre alla servitù.

Dopo la cena il signor Ackroyd si ritira nel suo studio con il dottor Sheppard che lo lascia alle 20.50.

Più tardi sarà proprio il medico, tornato alla villa dopo una misteriosa telefonata, insieme a Parker, il maggiordomo, a trovare il corpo senza vita di Roger Ackroyd, accoltellato nello studio chiuso a chiave dall'interno.

Da qui cominciano le indagini dell'Ispettore di polizia Raglan, a cui si unirà a breve anche Poirot, dietro richiesta di Flora Ackroyd. Alle indagini parteciperà anche il dottor Sheppard, in veste di aiutante di Poirot, oltre che voce narrante della storia.

Questo romanzo è l’opera che ha consacrato Agatha Christie come autrice di romanzi gialli ed è quella che le è valsa il maggior numero di critiche a causa del finale spiazzante. Finale che a quanto pare non è stato accettato da tutti. 

Infatti Pierre Bayard, nel suo libro Chi ha ucciso Roger Ackroyd?, sostiene che il vero assassino non sia quello svelato da Poirot alla fine del romanzo. Per farlo Bayard smonta pezzo per pezzo il romanzo e ne utilizza i vari elementi per comporne uno "nuovo" arrivando ad una soluzione diversa da quella proposta da Agatha Christie, anch'essa inaspettata e spiazzante.

Questo romanzo rimane uno dei miei preferiti di Agatha Christie, e devo dire che anche il finale alternativo proposto da Pierre Bayard mi è piaciuto molto.

E voi, cosa leggerete per la tappa di Aprile della #ReadChristie2021?